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Nuove frontiere delle Neuroscienze nel mondo del Benessere Organizzativo

Da sempre le aziende sono alla ricerca di metodi innovativi per far crescere la propria impresa e per stimolare i dipendenti ad avere un atteggiamento propositivo e collaborativo.


L’organizzazione aziendale e l’efficacia della ricezione della leadership sono state studiate a lungo in ambito economico, sociale e psicologico, ma è grazie all'approccio neuroscientifico e al concetto di “benessere organizzativo” che possiamo riscontrare dei reali progressi sulla formazione dei talenti, sulla struttura organizzativa generale e sulla promozione di un ambiente di lavoro atossico, con un livello di stress non problematico.


Per benessere organizzativo si intende “la capacità di un’azienda di promuovere e mantenere il benessere fisico, psicologico e sociale dei lavoratori per tutti i livelli e i ruoli. Studi e ricerche hanno dimostrato che le strutture di lavoro più efficienti sono quelle con dipendenti soddisfatti e con un clima interno sereno e partecipativo”. (Avallone e Bonaretti, Benessere Organizzativo, 2003).


Giocano un ruolo fondamentale per lo spirito aziendale anche il senso di appartenenza del team all'impresa e la condivisione di un bagaglio di valori comuni.


Se l’azienda riconosce come prioritario il benessere generale dello staff, è più facile che i dipendenti siano inclini a visualizzare un obiettivo comune da perseguire e che i leader siano più propensi a incoraggiare i lavoratori, mostrando un’attenzione maggiore alla persona e alla sua sfera di esigenze fisiche e psicologiche.


Ma in che modo le neuroscienze aiutano i leader a scegliere lo stile di gestione più efficiente e i lavoratori ad avere un atteggiamento orientato alla pro-attività e al cambiamento, ormai attitudini necessarie per i dipendenti delle aziende contemporanee?


Le rilevazioni neuroscientifiche e psicofisiologiche, attraverso il monitoraggio del sistema nervoso con la risonanza magnetica funzionale (fMRI) o altri metodi come il biofeedback, possono farci osservare in modo più oggettivo la risposta neuronale a stimoli e stress, aiutando concretamente le imprese a riprodurre dei modelli organizzativi funzionali per l’empowerment degli individui e dell’azienda.


Grazie a queste innovative tecniche scientifiche, sappiamo che i dipendenti che interagiscono con un leader dissonante, un capo che punta più sull'autorevolezza che sull'empatia, tendono a disattivare le aree cerebrali responsabili della rete sociale, attivando soltanto quelle relative all'attenzione. Questo tipo di reazione permette di portare a termine un compito ma chiude la mente ad idee ed emozioni.


Con un leader risonante invece, quello con un’intelligenza emotiva più sviluppata, i dipendenti sono maggiormente predisposti e creativi. Con un approccio di questo genere, la leadership riesce ad ottenere un duplice risultato: i dipendenti portano a termine la task richiesta e il livello di stress si abbassa vorticosamente.


Gli studi condotti sulla neuro-plasticità cerebrale ci hanno permesso di acquisire nuovi gradi di consapevolezza sul modo in cui apprendiamo e socializziamo tra noi.


Sappiamo che i nostri comportamenti modificano in parte il nostro cervello e che la ripetizione frequente di un’azione cambia la struttura delle reti neuronali creando dei modelli a lungo termine. Per questa ragione, una routine tossica, delle abitudini malsane e degli atteggiamenti discostanti avallano un circolo vizioso negativo e alla lunga problematico.


Con l’attivazione di un circuito virtuoso di azioni e sfruttando la capacità di adattamento del nostro cervello, invece, è possibile avere realmente il controllo degli input e agire concretamente sulle cause di malessere.


Un insieme di azioni positive ripetute in un ambiente di lavoro disteso ci sblocca da uno stato di inerzia e ci porta ad avere un atteggiamento produttivo in azienda.


Che il benessere psicofisico dei dipendenti sia necessario per lo sviluppo di un’impresa è ormai un dato comprovato e scientificamente fondato.


Uno studio di Gallup Healthways del 2008, azienda americana leader nel management consulting, ha messo in luce che i dipendenti di un’organizzazione con bassi livelli di soddisfazione rispetto alla propria vita e al proprio impiego si assentano dal lavoro 1,25 giorni in più rispetto agli altri, con un calo della produttività misurabile in 15 giorni all'anno e con un ingente numero di perdite economiche per l’azienda. I due professori universitari e studiosi di salute mentale Jennifer George e Kenneth Bettenhausen hanno scoperto che in un’azienda di servizi gli impiegati con alti livelli di soddisfazione ricevono feedback da parte dei clienti migliori rispetto ai colleghi. E nel settore retail questi dati si concretizzano in un profitto di 32 milioni di dollari superiore.


I lavoratori felici offrono prestazioni migliori, in termini di produttività e di vendite, ricevendo migliori valutazioni e quindi stipendi più alti.


Il benessere organizzativo è il motore di un’azienda che funziona, che punta sui propri dipendenti e che si serve delle più sofisticate tecnologie messe a disposizione dalle neuroscienze per migliorare e progredire continuamente, sia in termini di profitti che di salute psicofisica del personale.


Le aziende che guardano al futuro sono già orientate in questa direzione.



Staff "RS Informa". (Claudia Barattucci)





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