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Il cambio di paradigma della medicina contemporanea e la svolta metodologica della posturologia



INTRODUZIONE


La medicina del ventesimo secolo è riuscita ad ottenere importantissimi risultati e a migliorare progressivamente la salute degli individui grazie a trattamenti diagnostici e del sintomo basati sull'approccio EBM, evidence-base medicine, (una procedura che prende in esame stime matematiche del rischio dei danni e delle possibilità dei benefici) e a cure farmacologiche improntate sulla metodologia del Trial and Error, prova ed errore (la somministrazione di un determinato farmaco o trattamento al paziente fino ad una risposta fisiologica positiva).


Oggi, però, assistiamo ad un cambiamento di paradigma e all'apertura verso una nuova metodologia di ricerca e di trattamento, orientata a contemplare in modo olistico la salute fisica e mentale dell’individuo e a sfruttare le conoscenze generali della vita della Persona, curando così in modo definitivo e strutturale il malessere/la malattia, senza prendere in esame esclusivamente il sintomo o il dolore.


Questa nuovo approccio scientifico gravita intorno al concetto di medicina di precisione e al mondo della posturologia e risulta essere particolarmente efficace per il trattamento di disfunzioni ossee e muscolari: gli atteggiamenti posturali errati, infatti, spesso si manifestano con una forma di dolore localizzato che necessita di una approccio multifattoriale e trans-disciplinare e una piena progettazione olistica della cura, sia per quello che riguarda il dolore che nella risoluzione della causa che si manifesta tramite il sintomo.



ARTICOLO


Il ventesimo secolo è stato contrassegnato da importanti acquisizioni scientifiche e da scoperte innovative che hanno rivoluzionato la vita e la salute degli individui, ponendo al contempo le basi della medicina contemporanea di tutto l’emisfero occidentale.


Il paradigma medico ha previsto a lungo un tipo di trattamento diagnostico e del sintomo definito EBM (evidence-base medicine), ovvero una procedura che contempla l’utilizzo di stime matematiche del rischio dei danni e delle possibilità dei benefici derivate da ricerche di alta qualità su un campione di popolazione, stime grazie alle quali è stato possibile compiere importanti e tempestive decisioni cliniche.


Per quanto riguarda le cure farmacologiche, invece, l’approccio medico si è concentrato a lungo su una teoria nota come “Trial and Error”, letteralmente prova ed errore. Il medico, basandosi sulla letteratura scientifica a disposizione e sulle sue conoscenze pregresse, aveva il compito di somministrare un determinato farmaco o trattamento al paziente e aspettare diligentemente la risposta fisiologica del corpo per cogliere gli eventuali benefici della cura. Nel caso in cui si fosse ottenuto l’effetto desiderato, la terapia poteva dirsi centrata, altrimenti vi sarebbe stato un nuovo tentativo con la somministrazione di un altro farmaco fino all’arrivo della cura definitiva. Ma questo procedere un po’ “a tentoni” tipico dell’approccio EBM e Trial and Error è stato recentemente rivalutato e messo da parte, in quanto oggi viene considerato molto alto il rischio di causare al paziente notevoli sofferenze e di procurare allo stesso tempo elevatissimi costi di gestione al sistema sanitario.


L’approccio orientato verso un campione di popolazione e quindi maggiormente attento all'entità della risposta media rispetto al caso particolare, rischia di trascurare moltissime caratteristiche personali e irripetibili dei singoli e di creare un distacco sostanziale tra paziente e medico.


Frequenti, poi, sono stati nel corso del tempo i casi in cui i bias cognitivi, ovvero quelle distorsioni di giudizio dovute a delle errate conoscenze pregresse o ad altri fattori, hanno influenzato negativamente l’esito dei trattamenti medici. La mole di studi condotti su uomini caucasici rispetto a quelli con soggetti non bianchi e/o donne, per esempio, ha messo in luce quanto l’analisi statistica dei campioni non riesca ad essere esaustiva e rischi di tralasciare le irripetibili peculiarità soggettive del singolo.


Per quanto l’approccio classico della medicina del ventesimo secolo sia stato in grado di produrre notevoli passi in avanti in ambito scientifico e sia stata funzionale ad escogitare delle strategie efficaci per guarire i pazienti, oggi sta prendendo sempre più piede un orientamento diverso che predilige una direzione inedita e innovativa.


La medicina contemporanea sta cambiando prospettiva e si sta aprendo ad una nuova metodologia di ricerca e di trattamento orientata a considerare in modo olistico la salute fisica e mentale del paziente, sfruttando le conoscenze generali che si hanno della vita dell’individuo e curando così in modo definitivo e strutturale la malattia, senza eliminare soltanto la presenza del sintomo o del dolore.


Questa nuova idea gravita intorno al modo della posturologia e al concetto di medicina di precisione. La medicina di precisione, definita dal direttore del National Institutes of Health come “quell'insieme di strategie di prevenzione e trattamento che tengono conto della variabilità dell’individuo” ha l’enorme pregio di unire la diagnostica e la terapia in modo mirato e ultra specializzato, senza prescindere dal metodico rigore scientifico, ma al contrario personalizzandolo.

Generalmente, nel caso di malattie gravi, il primo passo della medicina di precisione è quella delle analisi preventive in laboratorio basate sulle caratteristiche biomolecolari specifiche del soggetto, analisi grazie alle quali è possibile escogitare una terapia farmacologica e ridurre al contempo rischi, sprechi di denaro e di tempo, oltre che disagi fisici e psicologici per l’individuo, il tutto inquadrato in un programma specifico definito Patient Support Program.


Questo nuova pratica metodologica, oltre ad apportare dei vantaggi di tipo medico, sta riuscendo nell'arduo compito di avvicinare nuovamente il paziente al medico, paziente non più individuato con la propria malattia da curare, ma come un soggetto partecipe che è al centro della sua guarigione a partire dal momento della prevenzione, fino alla diagnosi e alla cura.

Gli specialisti coinvolti nella fase diagnostica che sperimentano questa nuova metodologia, inoltre, adotteranno una visione olistica in grado di escogitare una strategia risolutiva ma anche e soprattutto una di prevenzione. Secondo quanto detto, infatti, spesso i diversi dolori o la varia sintomatologia sono generati da più fattori o da una causa scatenante non adeguatamente trattata al momento opportuno.


La risposta alla patologia, poi, proprio in virtù di un un diverso modo di esperire il dolore tanto da un punto di vista fisico quanto da uno prettamente psicologico, sarà contrassegnata dalla piena espressione del singolo piuttosto che da un freddo dato statistico presente in qualche database. Il fattore psicologico è imprescindibile nella valutazione clinica e in tutte le fasi che caratterizzano il processo di degenza del soggetto.


Per avere un quadro completo, il medico dovrà conoscere diversi aspetti della vita del paziente, e non limitarsi ad analizzare soltanto caratteristiche fisiche sommarie e malattie pregresse. Solo grazie ad un’integrazione di questi dati e quindi con una lettura olistica della malattia o del disturbo si avrà un quadro completo e si arriverà ad una soluzione efficace e tempestiva che ha come obiettivo il benessere generale.


Nel caso di dolori alle ossa o ai muscoli un approccio olistico e personalizzato non è solo preferibile ma fondamentale. Quasi sempre il primo segnale di una disfunzione ossea o muscolare è una forma di dolore. Ma la mappatura del dolore non necessariamente riesce ad evidenziare la natura del problema o la sua vera localizzazione: il dolore, infatti, è il sintomo più comune e spesso quello principale che emerge a causa di una forma di squilibrio posturale, ma non ha soltanto delle caratteristiche nocicettive. Spesso questo compromette gran parte delle nostre capacità motorie e psicologiche, perché è altamente personale e investe al contempo numerosi sistemi, dai tessuti periferici, al sistema nervoso, fino a toccare anche gli aspetti emotivi e cognitivi dell’individuo e i processi di apprendimento.


La teoria della specificità secondo la quale il dolore rappresenterebbe una modalità specifica di sensibilità, dotata di un proprio apparato afferente distinto dalle altre afferenze sensoriali e la sua intensità sarebbe proporzionale all'intensità del danno organico, appare inadeguata a comprendere il fenomeno del dolore localizzato legato ad un atteggiamento posturale.


Un approccio integrato, al contrario, tenterebbe di dare una risposta efficace tramite una terapia al contempo multifattoriale e trans-disciplinare, nella piena progettazione di una visione olistica sia nell'approccio al dolore che nella risoluzione del problema che si manifesta tramite il sintomo.


Una cervicalgia, per esempio, può essere dovuta ad una contrattura del trapezio superiore subita durante un esercizio in palestra o a causa di un movimento scorretto. La posizione del professionista esperto in valutazione olistica, però, è quella di domandarsi perché tale muscolo sia stato soggetto a tale contrattura, chiedendosi se, magari, la causa non fosse pregressa e ben più strutturale, come, sempre a titolo di esempio, un errato appoggio plantare.

In questo caso specifico un professionista con un approccio tradizionale potrebbe ricorrere ad una terapia localizzata, sicuramente funzionale a rimuovere il dolore e a far scomparire temporaneamente la contrattura. Lo specialista che segue l’approccio olistico, invece, proverebbe a correggere la disfunzione posturale e a prendere in esame non solo il muscolo colpito, ma anche quelli dal funzionamento corretto.


La postura può essere influenzata da fattori strutturali, emotivi, energetici, viscerali, tra loro correlati. Molte volte infatti i dolori osteo muscolari derivano da una postura errata che sottende un atteggiamento mentale di chiusura, una scarsa fiducia in noi stessi o anni di movimenti sbagliati. Negli ultimi decenni, poi, è decisamente cambiato il modo in cui utilizziamo il nostro corpo, in quanto sono subentrati nelle nostre vite personali e lavorative nuovi strumenti come pc, tablet o smartphone. Non a caso i dolori della colonna vertebrale sono stati definiti “male del secolo”.


L’obiettivo del professionista è in generale quello di indagare la vita personale del soggetto per avere un quadro preciso per procedere con la ricerca delle cause e il trattamento posturale più indicato.


Capita di frequente che le Persone con gravi disfunzioni o condizioni patologiche croniche ricerchino una terapia antalgica, farmacologica o chirurgica nella speranza di evitare un lungo travaglio e/o dei lunghi tempi di attesa. Ma è solo attraverso una terapia e un trattamento attivo che la Persona riesce non soltanto ad eliminare il dolore e il sintomo ma la condizione scatenante di tale sofferenza.


Il professionista cosciente è quello che infonde questo senso di fiducia della Persona e la rende consapevole del proprio corpo, stimolando non soltanto un recupero fisico ma anche significativi cambiamenti comportamentali, a cominciare dalle abitudini motorie e posturali quotidiane e dalle reazioni al dolore ed allo stress .


Condizione patologiche estremamente dolorose e traumatiche per ovvie ragioni comportano una riduzione del movimento che a sua volta riesce a peggiorare la situazione e a favorire il peggioramento di tale condizione o, addirittura, l’insorgenza di una patologia. Una terapia funzionale ha come obiettivo quello del recupero imprescindibile del movimento, individuato come mezzo e come obiettivo perché fondamentale ai fini terapeutici.


La patologia o la condizione osteo muscolare è innescata o fortemente favorita nel momento in cui il movimento viene ridotto, alterato, modificato o interrotto. A questa riduzione di movimento nel corpo corrisponde una modificazione tissutale, in particolare a carico di quella sorta di “membrana vivente” che connette e integra il corpo intero: il tessuto connettivale. Il tessuto connettivale, che ricopre quasi il 70% dei nostri organi e apparati, per la sua modesta estensibilità è sede delle deformazioni più tenaci. Queste deformazioni, queste alterazioni, queste rigidità per certi aspetti possono essere intese come l’espressione di esperienze passate, traumi, stress, shock, sia di natura fisica che emotiva.

Il modo per eliminare o prevenire queste deformazioni è quello di riequilibrare la postura, perché aiuta a rilassare e a riequilibrare la muscolatura rigida e contratta che alla base di infiammazioni e dei dolori muscolo-scheletrici. L’alterazione posturale, infatti, è in grado di cambiare l’attività del singolo muscolo. In caso di dolore, i muscoli responsabili di alcuni movimenti automatici vengono inibiti o il loro timing di attivazione viene ritardato.


Tale lavoro di riequilibrio deve per forza di cose essere personalizzato a seconda delle caratteristiche strutturali e mentali del soggetto in questione e, ovviamente, partendo dalla causa iniziale scatenante e non dal sintomo doloroso che si è presentato. Questo è possibile perché il sistema tonico posturale, considerati i complessi meccanismi di feed-back e di feed-forward, è un sistema autoregolato che entro certi limiti è in grado di correggersi da solo. Agendo sulla globalità del sistema e sulle sue interazione, non andremo soltanto a correggere localmente ma a risolvere globalmente.


L’apprendimento è una delle caratteristiche peculiari di questo approccio. L’apprendimento non riguarda soltanto i processi cognitivi ma anche quelli fisici e articolari. Il sistema che regola la postura e l’equilibrio, infatti, è un chiaro esempio di sistema aperto di comunicazione e apprendimento.


Data questa osservazione, è possibile comprendere come l'attività del Posturologo sia fondamentale non solo per rigenerare il normare funzionamento della "macchina uomo" ma per garantire un migliore processo di apprendimento del corpo, un modo funzionale per riorganizzare le informazioni e imparare nuovi attitudini e comportamenti, oltre a individuare percorsi alternativi più adeguati alla condizione dolorosa e al disagio che ne segue.


Nel nostro corpo è inscritto il nostro passato ma è possibile anche programmare il futuro.


Il benessere degli esseri umani dipende da un gran numero di fattori e si riflette anche sul nostro atteggiamento posturale che, una volta migliorato, aiuta a facilitare il nostro stato di equilibrio psicofisico e la funzionalità di tutto il corpo.


Solo con un approccio olistico, multidisciplinare e integrato alla salute avremo la possibilità di individuare le cause del nostro malessere e di intervenire alla radice del problema.




RS Italia lavora da più di 10 anni su queste tematiche, ne è specializzata. Vuoi approfondire? puoi mandare una email ad info@rieducatoresportivo.it


www.rieducatoresportivo.it





Bibliografia



The Cell Editorial Team, Science Has a Racism Problem, 08-06-2020;


Sara Boggio, Bias cognitivi ed errori clinici, TorinoMedica.com, 10-05-2017


MedlinePlus, What is the Precision Medicine Initiative?


Domedica Patient First, Medicina di precisione: un nuovo approccio più umano ed efficiente

Istituto di Medicina Biologica, Che cos’è la posturologia olistica



PS. alcuni dati del testo ripresi dai suddetti autori sono stati modificati e adattati alla visione di RS e Nicola D'Adamo (CEO e Founder di RS Italia). Fondamentalmente per questi ultimi è utilizzare un vero approccio olistico che non Vede Pazienti ma Persone, non cerca Problemi ma Soluzioni.



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